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ALIMENTAZIONE - DIETA

SEGUIRE UNA DIETA NON VUOL DIRE PUNIZIONE O PRIVAZIONE, SIGNIFICA INVECE CERCARE E TROVARE UN EQUILIBRIO NELLA PROPRIA ESISTENZA.
OGGI IN APPARENZA ABBIAMO TUTTO, IN REALTA’ CI MANCA LA FELICITA’ E IL SAPERCI ACCONTENTARE DEI SEMPLICI DONI CHE LA VITA OFFRE.
L’ODIO E L’INTOLLERANZA AGISCONO PROFONDAMENTE SULLE NOSTRE CELLULE E SUI TESSUTI PROVOCANDO I DISTURBI PIU’ DISPARATI. CONSUMIAMO INOLTRE PASTI VELOCI, SPESSO CON GLI OCCHI INCOLLATI ALLA TV CHE FATICHIAMO A DIGERIRE. SIAMO POI SOTTOPOSTI ALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO CHE INVISIBILMENTE PENETRA E CI FA AMMALARE, ALLE GEOPATIE, A CONTAMINAZIONI ALIMENTARI. SINO AD ARRIVARE ALLE ABITUDINI SPESSO DANNOSE, PER CIO’ CHE SI MANGIA E PER COME LO SI FA: INGERIAMO TROPPO CIBO, POCO SERENAMENTE.
IL MOVIMENTO INOLTRE SCARSEGGIA: SEDUTI ALLA SCRIVANIA O ALLA GUIDA DELL’AUTOMOBILE QUASI NON SAPPIAMO PIU’ CAMMINARE. DAPPERTUTTO SI MANGIA MALE.
ERRRORI DA EVITARE
•    DIETA IPERCALORICA
•    CONSUMO ECCESSIVO DI ALIMENTI RAFFINATI O SINTETICI
•    ASSOCIAZIONE SBAGLIATE DI CIBI DURANTE UN PASTO (EVITARE DI ASSOCIARE AMIDI E CARNE, FRUTTA ZUCCHERI E DOLCIUMI, CIBI E BEVANDE ACIDE, PROTEINE E GRASSI ANIMALI, PRODOTTI OLEOSI E DOLCI, PROTEINE DIVERSE, LATTE E ALTRI ALIMENTI).

NON SI MANGIA PIU’ PER FAME MA PER DOVERE O ABITUDINE. MANGIANDO SPESSO NON SI LASCIA AGLI ORGANI IL TEMPO NECESSARIO PER RIPOSARSI E DISINTOSSICARSI, CI SI ALZA DA TAVOLA CON LO STOMACO PIENO.
E’ MEGLIO RIDURRE LE RAZIONI ALIMENTARI E CERCARE UN EQUILIBRIO.
NON DOBBIAMO ASPETTARE IL SOVRAPPESO, IL COLESTEROLO, L’AUMENTO DELLA PRESSIONE PER ALIMENTARCI CORRETTAMENTE.
PRIVILIGIARE VERDURA, FRUTTA, CEREALI INTEGRALI, OLI VEGETALI, USEREMO COTTURE VELOCI E MENO INVASIVE, COLAZIONE LEGGERA MA ENERGICA, INIZIEREMO PASTI CON VERDURE CRUDE, LE PROTEINE A PRANZO, EVITARE DI CONCLUDERE I PASTI CON FRUTTA O DOLCI, POCO SALE, EVITARE LO ZUCCHERO FAFFINATO, MASTICARE MOLTO EVITARE DI BERE DURANTE IL PASTO. INTEGRARE LA DIETA CON VITAMINE.
VITAMINE
LE VITAMINE SONO FONDAMENTALI NELLA NOSTRA ALIMENTAZIONE.
IL MUTAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA CAUSATO DA INQUINAMENTO ATMOSFERICO E STRESS HA PROBABILMENTE AUMENTATO IL NOSTRO FABBISOGNO.
LA SOSTANZA OTTIMALE SEMBRA ESSERE LA VITAMINA C. ESSA PUO’ CONTRIBUIRE A FARCI STARE MEGLIO E AD ALLUNGARE LA VITA.
SICURAMENTE ALTI DOSAGGI DI VITAMINA C PROTEGGONO DA MOLTE INFEZIONI VIRALI. E’ INDISPENSABILE PER LA GUARIGIONE DI FERITE E SCOTTATURE, MIGLIORA LA RESISTENZA AL FREDDO; HA UN AZIONE ANTINFIAMMATORIA IN CASO DI STRAPPI MUSCOLARI. PERSINO IL QUOZIENTE DI INTELLIGENZA SEMBRA BENEFICIARE DA ADEGUATI DOSAGGI.SEVE PER LE GASTRITI, IL RAFFREDDORE, LE INFLUENZE, LE ULCERE DI STOMACO.
IL DOSAGGIO MIGLIORE VARIA TRA UN INDIVIDUO E L’ALTRO, COMUNQUE SI RAGGIRA TRA 250MG E 10G AL GIORNO.
SOTTO QUALE FORMA? PEPERONI VERDI E ROSSI, PREZZEMOLO,RAPE, LIMONE, POMPELMO, SPREMUTA D’ARANCIO, SUCCO DI POMODORO NONCHE’ VERDURE A FOGLIE VERDI COME GLI SPINACI, ANANAS, ASPARAGI, CETRIOLI, FRUTTI DI BOSCO, LATTUGA E PISELLI FRESCHI. ESISTONO ANCHE DELLE COMPRESSE.


GIAN MARCO BENVEDUTI  (PROFESSORE DI EDUCAZIONE FISICA)


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LO SPORT ALLUNGA LA VITA

Per quali ragioni esattamente lo sport ‘fa bene’ alla persona con il diabete? E come rimuovere gli ostacoli e la mancanza di motivazione che si frappongono fra la persona con il diabete e una costante attività fisica?  
L’attività fisica è collegata al miglioramento della qualità della vita, di qualsiasi persona. Si parla di qualità della vita e non solo di equilibrio glicemico o di salute perché, «muoversi è principalmente piacere, non fatica». «L’esercizio fisico è molto di più che un modo per bruciare le calorie in eccesso» . «il movimento o l’assenza di movimento modificano forma e struttura del corpo per tutta la durata della vita».

Prevenire il diabete muovendosi

«Il diabete» è stato a lungo considerato un percorso di sola andata. Un processo che poteva essere rallentato ma non invertito o annullato. Oggi sappiamo che nella fase ‘di incubazione’ che dura spesso 10-20 anni, la ridotta tolleranza al glucosio può essere fermata, ridotta e perfino annullata semplicemente con un costante esercizio fisico. Quindi, non solo possiamo fare molto per non ammalarci, ma anche per tornare in salute o almeno per ritardare l’inizio della malattia.

Perché solo oggi si parla di queste cose? Perché da poco tempo si valuta il ruolo fondamentale che altri organi o tessuti, come il fegato, il tessuto adiposo e quello muscolare, giocano nel diabete ?. Il diabete è tuttora presentato nei testi di medicina nel capitolo delle malattie del pancreas endocrino, ma è una visione alquanto riduttiva in quanto interessa anche e soprattutto i tessuti ‘periferici’: l’adipe, i muscoli e soprattutto il fegato.

Meglio il grasso del glucosio

Ai pazienti si insegna che l’insulina permette al glucosio di entrare nelle cellule fornendo loro l’energia necessaria per funzionare.

È vero, ma è vero anche che:

•  il glucosio è solo uno dei carburanti a disposizione dell’organismo;

•  le cellule dispongono di ‘trasportatori’, i Glut4, che utilizzano il glucosio senza bisogno di insulina. «Per questo nel diabete tipo 2»,  l’attività fisica consente di ridurre sensibilmente i farmaci necessari, non solo quelli ipoglicemizzanti, ma anche quelli per abbassare colesterolo, trigliceridi e pressione arteriosa. La riduzione del consumo di farmaci è l’effetto più precoce in termini di economia sanitaria, ma forse più importanti sono i risultati a medio e lungo termine: riduzione dei costi sanitari, delle complicanze e netto miglioramento della qualità della vita.

Invece di aumentare attraverso i farmaci l’insulina prodotta dal pancreas o iniettarla, si può ridurre il ‘bisogno di insulina’ dell’organismo, appunto con l’esercizio fisico. Questo approccio è anche straordinariamente efficiente dal punto di vista costi/risultati e costi/benefici.


Professore di educazione fisica  Gian Marco Benveduti


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L’attività fisica fa bene a tutti. Ma lo sport deve essere visto come un momento di incontro, non come un modo per superare gli altri.

Inevitabilmente quando si pensa allo sport ci ricordiamo le nostre scorribande giovanili quando inseguivamo un pallone nel campetto improvvisato sotto casa.
Purtroppo però quel campetto non esiste più ed era proprio lì che si faceva l’attività fisica più adeguata . Lo sport è fondamentale in un paese e non perché il fine sia vincere una medaglia alle Olimpiadi, ma perché è un qualcosa che deve far parte della nostra vita... e l’abitudine all’attività fisica si costruisce da ragazzi. Ecco, io credo che ci si debba appellare ai genitori perché incoraggino sempre più questo tipo di attività come “gioco”, come momento d’incontro, e non come occasione d’affermazione personale e di superamento degli altri. Appello che deve essere rivolto anche agli allenatori, che troppo spesso selezionano il piccolo campione e non considerano coloro che, per tutta una serie di motivi (attitudinali e fisici), campioni non potranno essere mai.

Fare sport fa bene a tutti?
Non c’è quasi nessuno al quale lo sport debba essere completamente vietato, ma per molti ragazzi con problemi di qualche genere, penso soprattutto a complicazioni cardiovascolari, occorre definire con precisione il tipo e l’intensità dell’attività fisica più adeguata. Ci sono ragazzi ai quali è permesso ogni livello di sport, e quindi anche l’agonismo, e altri ai quali un’attività sportiva è consentita ma solo di tipo amatoriale. L’attività fisica è importante. Non solo perché consente un corretto sviluppo psicofisico ma anche perché abitua ad uno stile di vita che a lungo termine è migliore. Sarà infatti un adulto che farà più attività fisica e probabilmente non diventerà obeso, non fumerà...».

Il passaggio dalla pratica amatoriale a quella agonistica: come si fa ad essere certi che il bambino sia fisicamente pronto?
Purtroppo il passaggio all’agonismo non è soltanto legato a parametri medici e di valutazione d’età, ma è legato anche alle esigenze delle singole società. Per il calcio è dato dal raggiungimento dei 12 anni, e non è un limite deciso in considerazione della crescita del ragazzo, ma è una scelta della federazione. Nel bambino più piccolo occorre considerare non soltanto le caratteristiche fisiche ma lo sviluppo progressivo di tutti i sistemi: cardiovascolare, respiratorio, metabolico. Un bambino piccolo, per esempio di setto/otto anni, non è in grado di sopportare attività sportive che richiedono resistenza né mantenere uno sforzo elevato molto a lungo. Il bambino dà moltissimo per brevissimo tempo e poi si ferma. In questo senso gli sport di squadra che sono molto amati dai ragazzi consentono l’alternarsi di brevi periodi intensi a periodi di relativa stasi.

Quanta e quale resistenza trovare davanti ad un  responso medico non positivo? L’ atteggiamento è quello di cercare una soluzione per tutti i casi, lo sport più adeguato e utile per ciascun ragazzo. Qualche volta quello che si vorrebbe avere è una maggiore comprensione da parte di tutte quelle figure che ruotano intorno a lui: non possiamo aspettarcela dal bambino al quale dobbiamo chiedere la sospensione dell’attività agonistica perché ci sono dei problemi diagnostici, ma vorremmo un supporto dalla famiglia che dovrebbe comprendere che si tratta di un problema di tutela della salute, per aiutare ad indirizzare il bambino verso attività più adeguate alla sua crescita. E lo vorremmo anche da parte delle società sportive. Aiutare per esempio un ragazzo che ha superato un intervento cardio-chirurgico a inserirsi bene in una piccola squadra, anche se non sarà mai un campione, credo che possa essere per un allenatore una grandissima soddisfazione come tecnico e come persona. Io vorrei che pian piano nascesse questa cultura sportiva: lo sport è di tutti, non solo di quelli che fanno la gara.

Lo sport non una forma di investimento
Lo sport deve rimanere un divertimento. Purtroppo quello che si vede oggi sono le proiezioni dei genitori sui propri figli. Se io sono stata un’atleta mancata, proietto sul figlio questa parte mia e non c’è niente di più pericoloso, perché in questo modo carichiamo i nostri bambini di una responsabilità che non compete loro. Anche se non li pronunciamo, esistono dei messaggi che arrivano ai nostri figli a livello inconscio. Per non parlare di quella che è, a volte, un vera e propria forma d’investimento: “fai il calciatore perché così diventi ricco e famoso!”. Niente di più sbagliato».

Come fare allora per non commettere errori e scegliere lo sport che più è adatto a nostro figlio?
Il bambino ci lancia mille segnali e noi dobbiamo essere in grado di coglierli. Bisognerebbe che la scelta dello sport avvenisse assecondando la curiosità dei nostri figli. Dobbiamo assolutamente ascoltarli, ma per far questo occorre tempo. Tempo che purtroppo manca nella nostra cultura. Sperimentare vari tipi di sport sarebbe la cosa più adeguata. Tutta l’età infantile, per esempio, può servire per curiosare tra le varie discipline.L’importanza di un’attività sportiva non si discute: è fondamentale per lo sviluppo psichico del bambino. Lo sport ha questa importante valenza: lo mette in contatto con il proprio corpo, gli permette di capire cosa può fare con la propria concentrazione, gli trasmette il giusto senso della squadra, gli insegna a vincere e a perdere....

Le sconfitte fortificano o segnano?
Tutte le sconfitte che subiamo nella vita sono delle frustrazioni. Ma la frustrazione, se misurata alla forza che ha il bambino, fa crescere. Si cresce nel dolore, non nell’opulenza e nella felicità.

Ma il bambino è in grado di metabolizzare le sconfitte?
Dipende dal tipo di sconfitta. Qui entra in gioco l’intelligenza dell’allenatore, che dovrebbe ricordare che non stiamo parlando di agonismo ma di sport, elemento formativo sia sul piano fisico che su quello psichico... .

Quando poi però si passa all’agonismo si arriva al momento delle scelte. Davanti ad un’esclusione che si fa?
Difficile generalizzare. Un ruolo importante in questo caso lo hanno i genitori. Cerchiamo di far sì che un figlio non punti solo su un aspetto della propria vita perché altrimenti quando crolla quello....


Prof. Gian marco Benveduti