ARGOMENTI TECNICI
ROVESCIO BIMANE

ROMA ,30 gennaio 2003

 IL ROVESCIO BIMANE

COME  LA PENSIAMO NEI CONFRONTI DEL ROVESCIO BIMANE NELL’INSEGNAMENTO PRIMARIO

Premettendo che il tennis è uno sport in cui non si può parlare di insegnamento di una tecnica specifica ma, rientrando nella categoria di sport di situazione, di insegnamento di infinite tecniche, ritengo necessario preparare il giovane sia al rovescio bimane sia al rovescio ad una mano. Con l’obiettivo di indirizzare l’allievo alla scelta più opportuna, il maestro dovrà aiutarlo a tener conto delle due opzioni e delle loro differenze, per permettergli, nel prosieguo degli anni, di valutare l’opportunità di usare uno dei due colpi, servendosi dell’uno o dell’altro tipo di rovescio.

La preparazione del giovane atleta dovrà quindi essere effettuata senza imporre un colpo specifico, ma facendogli provare il maggior numero di soluzioni, per permettere poi che egli, facendo la sua scelta, possa prendere consapevolmente la propria decisione, visto che essa risulterà una tappa fondamentale per il suo tennis futuro.

Ai bambini di 5, 6, 7, 8 anni non si deve insegnare a priori il rovescio a due mani solo perché sappiamo che così essi potrebbero colpire con maggiore facilità la palla, rendendoli più competitivi, probabilmente vincenti, con ipropri coetanei. Tale colpo invece dovrà essere loro insegnato per permettergli di provare tutte e due le soluzioni del rovescio [ad una ed a due mani]. Pur impartendo l’insegnamento in questo modo, il maestro non dovrà mai dimenticare di introdurre, nell’allenamento, tutti quegli esercizi coordinativi propri del suo bagaglio professionale, esercizi che agevolano ilbambino permettendogli una crescita armonica sia dal punto di vista fisico-atletico che mentale. Mi riferisco a tutti quegli esercizi che possano evitare che, da un punto di vista sportivo, il giovane debba essere troppo precoce: per questo sarà bene affiancare esercizi tennistici specifici ad esercizi sportivi elastici, capaci di rispettare le mappe motorie del giovane atleta, mappe fondamentali da tenere in particolare considerazione di fronte a bambini di 5, 6, 7, 8 anni. (Evitando la precocizzazione  sportiva si creano le mappe motorie elastiche, fondamentali in questa fascia d’età.).

Servendosi di questi criteri di allenamento, aumenteranno le capacità coordinative dell’allievo il quale potrà così, in tempi successivi, raggiungere più stabilmente tutti quegli obiettivi che gli permetteranno di raggiungere ottimi risultati finali, armonizzando la propria specializzazione sportiva alla crescita fisica e mentale, senza squilibrare  quelli che sono i percorsi formativi utilizzati in allenamento.

Negli anni successivi,con ottime capacità coordinative, si otterranno meglio tutti gli obiettivi che porteranno al raggiungimento del risultato finale con l’utilizzo di un periodo di specializzazione sportiva  che tenga sempre conto di ciò che è stato fatto in precedenza. 

Gian Marco Benveduti

BIOMECCANICA DEL TENNIS
Tuesday, 16 September

BIOMECCANICA E TENNIS
GLI STUDI DI LANGERVELD    


Il tennis è uno sport che si basa sulla coordinazione, sulla fluidità dei movimenti del corpo e su di un complesso di forze che spesso agiscono in modo contrastante. Giocare a tennis in modo inefficiente può portare a risultati scadenti nella migliore delle ipotesi; a gravi problemi fisici nella peggiore. La tecnologia oggi può aiutare molto i tennisti.

La tecnologia sta sempre più condizionando la nostra vita quotidiana, permettendoci di compiere operazioni assai complesse con estrema facilità e velocità, il tutto in modo efficiente e pratico. Lo sport è spesso pioniere in queste trovate, visto l’interesse economico e sociale che lo sport in genere riveste nella società moderna.
Il tennis è uno sport che si basa sulla coordinazione, sulla fluidità dei movimenti del corpo e su di un complesso di forze che spesso agiscono in modo contrastante. Giocare a tennis in modo inefficiente può portare a risultati scadenti nella migliore delle ipotesi; a gravi problemi fisici nella peggiore. Ormai i tennisti professionisti e coloro che intraprendono la lunga strada del professionismo sono sottoposti a stress fisici notevoli. Si gioca tanto, in condizioni di gioco non omogenee, e senza poter prevedere un vero schedule annuale, visto che più si vince e più si è “costretti” a giocare nel corso della settimana, rendendo difficile una vera programmazione, un calendario strutturato rigidamente. Diventa quindi ancor più importante gestire bene l’aspetto psico-fisico della prestazione, per ridurre al massimo i possibili infortuni, soprattutto quelli derivanti non da un incidente traumatico ma bensì da un problema di stress o posturale.
La tecnologia oggi può aiutare molto i tennisti nel prevenire questi problemi. Si stanno affermando alcuni dottori in biomeccanica che studiano i movimenti dei vari atleti nel compimento del gesto tecnico, nelle varie fasi di gioco, avvalendosi di sofisticati macchinari che consentono di valutare il grado di efficienza del gesto. Più un gesto è compiuto con efficienza, meno sforzo subirà il fisico (oltre ad ottenere spesso un risultato agonistico migliore), minori saranno le probabilità di subire un problema a causa del gesto stesso. Il ripetere infinite volte un movimento poco efficiente può causare seri traumi, alle articolazioni ed alla muscolatura. Moltissimi atleti hanno convissuto per tutta la loro carriera con problemi divenuti cronici proprio per la mancanza di uno studio appropriato che li abbia aiutati a capire l’errore e corretti. Qui spesso si va contro un “dogma” dei tennisti: se con questo mio movimento personalizzato ottengo dei risultati positivi dal punto di vista agonistico, non mi conviene cambiarlo, anzi, sarebbe un delitto! Giusto da un punto di vista sportivo…ma da quello medico? E’ giusto far sopportare al proprio fisico un logorio eccessivo ed alla lunga controproducente, per ottenere dei risultati? Qui si entra in un trade-off personale, quasi politico, su cui ogni atleta deve fare le proprie considerazioni personali. Non esiste nello sport una imposizione degna di Ippocrate che tuteli il proprio fisico dal logorio, è soltanto una considerazione meramente personale. E ripeto: qua non si parla affatto di doping! Ma solo della possibilità di usufruire della moderna tecnologia informatica per migliorare la fluidità del movimento del corpo all’atto di eseguire un certo gesto tecnico, per sfruttare al meglio le proprie potenzialità e preservare la salute dell’atleta a 360°, dal logorio.
Negli ultimi anni il caso più clamoroso è quello dell’infortunio all’anca destra. Un tennista destrorso che gioca un colpo dritto completamente open stance tende ad appoggiare un peso eccessivo sulla gamba destra al momento del colpo, scaricando tutta la forza nella fase di rilascio. Questo potente perno può dare una notevole spinta; però sta letteralmente decimando gli atleti. Il caso più eclatante è sicuramente quello di Gustavo Kuerten, tennista brasiliano che dopo aver vinto tantissimo ha subito una operazione all’anca e dopo quasi 2 anni non riesce a tornare ai suoi livelli precedenti. Ce ne sono molti altri di livello internazionale, come gli svedesi Vinciguerra e Magnus Norman; chissà quanti a livelli inferiori, che magari non intervengono e continuano a lottare nei challenger per emergere, “drogandosi” di antidolorifici per sopravvivere al problema. La stessa ATP sta lavorando ad uno studio apposito, visto la grande frequenza di questo problema.
Torniamo ai metodi informatici, che sono poi il tema dell’articolo. Uno dei massimi esperti mondiali nel campo è l’australiano Brad Langerveld. Ha aiutato, tra gli altri, tennisti del calibro di Pat Cash, Greg Rusedski, Pat Rafter, Wayne Ferriera, Jason Stoltenberg.
Il suo studio è teoricamente molto semplice: analizzando al computer i movimenti di un centinaio di forti tennisti, ha elaborato un modello biomeccanico di come si dovrebbe eseguire un colpo di tennis per ottenere con il minor attrito, logorio e sforzo un colpo perfettamente efficiente ed efficace. Ha trovato così dei campioni “perfetti” dal punto di vista della postura e della efficienza del movimento, ai quali confronta i gesti dell’atleta che richiede un consulto, cercando così le differenze e suggerendo i possibili rimedi in accordo con l’atleta stesso. Per studiare il gesto tecnico del tennista, Langerveld usa un complesso di sofisticate telecamere digitali, riprendendo da molte angolazioni i movimenti dell’atleta mentre indossa vari sensori. Poi le immagini vengono studiate al rallentatore, sezionandole fotogramma per fotogramma, ed elaborate con un apposito software. Attraverso tecnologie raffinate si riesce a capire come i muscoli lavorano e si contraggono, a quali sforzi sono sottoposti i tendini, calcolando così lo sforzo generale e misurando il logorio, gli attriti, i pesi a cui sono sottoposti nei vari movimenti. La figura umana viene per così dire stilizzata, quasi fosse un fumetto, e poi via via ricomposta aggiungendo la parte interessata. E’ un lavoro decisamente complesso, non alla portata di tutti! Così facendo ha potuto analizzare ogni singolo attimo di come la “macchina corpo umano” lavora alle varie condizioni, e creare così dei diagrammi riassuntivi.
Inoltre, per rendere visibile e comprensibile il tutto anche all’atleta, ha costruito dei modelli visivi molto semplici, ma efficacissimi per far capire i problemi. Uno degli elementi chiave per giocare con la massima efficienza è l’equilibrio. Equilibrio in ogni fase, soprattutto la capacità dei muscoli dell’atleta di lavorare tutti contemporaneamente nella stessa direzione, non sottoponendo così il fisico a forze contrarie all’inerzia del movimento che creerebbero soltanto resistenze e problemi. Sovrapponendo all’immagine del gesto tecnico delle righe tracciate con il computer, Langerveld ha creato una simulazione con cui l’atleta può facilmente capire dove va a finire la sua forza durante il movimento e come invece dovrebbe svilupparsi il tutto per non risultare dannoso, o comunque per essere migliore per la salute del proprio corpo. A questo punto il tennista è libero di lavorare sopra a questo studio per cambiare il proprio modo di giocare. Tra i vari campioni analizzati dallo studioso australiano, i più efficienti sono risultati, tra gli altri, il servizio di Sampras (…guarda caso!), il diritto di Agassi e di Krajicek, il rovescio di Kafelnikov, Edberg e Becker. Nel diritto del campione di Las Vegas si intravedono tutte le caratteristiche di un colpo giocato con il minimo logorio: equilibrio, scioltezza, una continua accelerazione di tutto il corpo, gambe-tronco-braccia, nella giusta direzione. L’ottimale dinamicità è ben evidenziata dal diagramma che mostra tutte rette parallele, partendo dalla preparazione, passando per l’impatto con la palla fino alla fase del rilascio. Un colpo assolutamente perfetto dal punto di vista biomeccanico. Naturalmente si parla di un diritto giocato non in condizioni estreme, ma di un colpo giocato in una fase di scambio.
Pat Rafter ha tratto giovamento dalla collaborazione col dottor Langerveld. Però, come lui stesso afferma, “purtroppo ho conosciuto questi metodi troppo tardi, quando ormai la mia spalla era già troppo mal messa e non si poteva far molto per cambiare il gesto del mio servizio”.
Greg Rusedski invece ha potuto continuare la sua carriera proprio grazie al dottore australiano. Greg soffriva di vari malanni che condizionavano ormai cronicamente la sua prestazione. Soprattutto il suo polso non reggeva più gli sforzi della gara giorno dopo giorno. Langerveld ha lavorato per settimane con il canadese, ottenendo alla fine un risultato ottimale. Un piccolo cambio di impugnatura ed un maggior uso del gomito e della spalla hanno permesso a Rusedski di recuperare una salute accettabile e tornare alle competizioni stabilmente.
Pat Cash ha subito in carriera decine di problemi. Un fisico possente, ma fragile. Anche lui era arrivato a quasi non poter giocare nemmeno tra amici, tanto soffriva alla schiena. Con alcune settimane di lavoro con il “vate” del suo paese, adesso sta molto meglio, e gioca regolarmente nel senior tour. “Magari avessi sfruttato questi metodi 15 anni fa! La mia carriera sarebbe stata forse diversa. I giovani devono servirsi di queste tecnologie, sono fantastiche!”.
Langerveld: “Il limite dei tennisti è che spesso si accorgono del problema quando ormai è troppo tardi. Se si sottopone il fisico ad un logorio eccessivo in certe parti del corpo è poi difficile risolvere completamente il problema. Ed a volte proporre dei cambiamenti nella loro tecnica è molto difficile, si incontrano molte resistenze. Ideale sarebbe intervenire da ragazzini, quando ancora il fisico si sta formando, in modo da correggere alla base gli eventuali problemi e quindi creare un tennista sano dal punto di vista posturale e biomeccanico. Però sono ancora poche le scuole tennis che sfruttano questi metodi, probabilmente anche per problemi di costi che attualmente purtroppo non sono bassi. Dovrebbero essere le stesse federazioni nazionali ad usufruire di queste metodologie. Si sta iniziando, ma ancora i mezzi non sono tanti.”
Così parla il dott. Langerveld, nella speranza di poter dare un contributo al futuro della salute dei tennisti, e non solo.

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